domenica 21 novembre 2010

analisi sull'apartheid con recensione libro Arthur Kemp


La presente nota riporta alcuni significativi tratti dal libro “The Lie of Apartheid and other true stories from Southern Africa [“La menzogna dell’Apartheid e altre storie vere dall’Africa del sud”] di Arthur Kemp, pubblicato nel gennaio del 2009.

Arthur Kemp è un Inglese nato in Rhodesia e vissuto, per anni, in Sudafrica. Il suo concetto di nazione si confonde con quello di razza; come se la razza non fosse una caratteristica della nazione, ma la nazione stessa. Ciononostante il documento sotto offre molte considerazioni critiche interessanti sul sistema dell’apartheid, ma oltre tutto questa nota vuole far riflettere su alcuni spunti che la visione razzialista seppur molto interessante di Kemp non tratta.

Scoprirà chi avrà la pazienza di leggere questa nota che Kemp non pone il bersaglio dove va posto, ovvero sulla mentalità moderna capitalistica. Gli stati boeri erano già condannati alla fine del XIX° secolo come nel XX° secolo tutti i bianchi in Sud Africa e nell'Africa a sparire perché alla finanza usurocratica internazionale non servivano più. Anzi il loro modello economico di società , basato sul contadinato pionieristico era scomodo per coloro i quali volevano soltanto sfruttare le immense ricchezze naturali del territorio.

Ma leggiamo quello che scrive Kemp “Una delle ironie più amare relative al Sudafrica è che la politica dell’apartheid - a cui per decenni si aggrapparono tanti afrikaner [bianchi di lingua afrikaans. Ndr] come loro unica speranza e salvezza da una dominazione terzomondista - in realtà era un sistema impraticabile e inattuabile che li ha cancellati come forza politica in quel paese.

I politici – il National Party [NP, ndr] – fautori dell’apartheid sono stati i più grandi criminali in questa tragedia, propagandando una speranza illusoria agli afrikaner, e poi, quando l’inevitabile arrivò, si arresero e cambiarono strada, abbandonando i loro seguaci al dominio dell’African National Congress (ANC), nello stesso modo cinico con cui prima gli avevano mentito.

I politici conservatori bianchi del Sudafrica non hanno mai capito che la forza principale del potere politico è: letteralmente, l’occupazione fisica. . Le persone che occupano un territorio determinano la natura della società in quella regione.” I politici di cui parla Kemp non sono altro che gli sguatteri del potere usurocratico mondiale, il quale li ha licenziati poiché non servivano più, prendendo al loro posto gli altri sguatteri neri dell'ANC, che magari costavano di meno.

Quello che porta avanti Kemp è il fatto, ben evidente agli occhi di chi li usa per vedere, che non si può pretendere di tener fuori dalla vita economica di un paese chi è stato fatto entrare e che magari svolge dei lavori che tu non vuoi più fare.

“La storia ci insegna che ci sono due ragioni principali per un cambiamento della composizione razziale della società: l’occupazione militare o l’impiego di manodopera allogena. Gli indiani d’America sono un esempio da manuale di “occupazione militare”, mentre, come premesso sopra, il Sudafrica è un esempio da manuale per “l’impiego di manodopera straniera”. Quando si verificano cambiamenti attraverso l’impiego di manodopera allogena, i processi sono i seguenti:

- La società dominante importa lavoro straniero (solitamente di altre razze) per compiere i lavori più umili.

- Gli stranieri di altre razze una volta stabilitisi in loco iniziano a moltiplicarsi di numero utilizzando le strutture della società che li ospita (nei paesi bianchi: la loro scienza, sanità, tecnologia, ecc.).

- Assumono il dominio della società grazie al loro numero.

Si tratta, molto semplicemente, di una realtà demografica: chi occupa una terra determina la natura di tale società. E così è stato – ed è – in Sudafrica, dove i dati demografici mostrano con precisione come l’uso di manodopera allogena da parte degli afrikaner li abbia espropriati dalla propria patria.”

Quando qualcuno anche qui in Italia si lamenta perché gli immigrati stanno sempre più aumentando tenga bene a mente , la risposta che viene data è “gli immigrati fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare”. Sempre tenendo bene il fatto che molto spesso la risposta può essere gli immigrati fanno dei lavori a condizioni che gli italiani non vogliono più sopportare, comunque gli italiani effettivamente non si accontentano più di fare i lavori bassi, cercano di fare lavori da colletti bianchi, magari con contratti di lavoro precari, o con clausole schiavistiche e vessatorie. Ma il mantenere le attività paterne non se ne parla nemmeno, anche quando queste si rivelassero vere e proprie miniere d'oro. Questo è anche dovuto ad una falsa ambizione dei genitori , che credevano che potesse sussistere uno stato, una società basata esclusivamente su laureati, dirigenti, quadri aziendali, sulla base del famoso romanzo di Ferenc Molnar, I Ragazzi della Via Pal, in cui in una banda di ragazzi organizzata su criteri militari, la formazione comprendeva il 99% di ufficiali con un solo soldato semplice.

Il tutto condito da una mentalità consumistica che ti fa consumare stipendi per cose di cui potresti fare benissimo a meno, e che anzi se ci rinunciassi, per pensare alle cose principali e magari ad un giusto benessere, sulla base esemplare di “ i miei figli non avranno l'ultimo di tipo di ipod perché ne possono benissimo fare a meno, ma non gli deve mancare nulla di quello che è essenziale e devo educarli ad una visione simile alla mia. Il computer ed internet devono essere visti da loro come strumenti per arricchire le loro menti, e la loro cultura, non per passare i il loro tempo a rincoglionirsi su uno schermo. Pagherò i corsi sportivi e di approfondimento artistico per loro solo se ne saranno portati, non per trasferire su di loro le mie frustrazioni. Devono seguire le loro ambizioni non le mie”. E la mancanza di una mentalità di questo tipo, che ovviamente i padroni dell'ideologia usurocratica e consumistica vedrebbero come il fumo negli occhi, che ci porta alla presente situazione.

Oltre tutto una mentalità edonistica prima un situazione economica che non ti lascia speranze per il futuro poi ti porta ad una minore crescita demografica. Mentre gli immigrati che vengono da situazioni in cui i bisogni primari sono drammaticamente essenziali, li non si tratta di vivere ma di sopravvivere, nel riprodursi non si fanno problemi di sorta, le loro madri sono in maniera gigantesca più giovani delle nostre, e quini possono ancora affrontare un numero maggiore di gravidanze.

Gli immigrati vengono da posti in cui il concetto di controllo delle nascite per evitare la sovrappopolazione del pianeta, verrebbe visto come una immane, colossale stronzata. In quei posti stante la situazione di alta mortalità infantile, le epidemie e così via, una riduzione delle nascite porterebbe ad una scomparsa della specie, e dato che l'homo sapiens sapiens quando non è rincretinito dalla televisione e da certe stronzate occidentali, l'istinto di conservazione lo ha molto ma molto sviluppato, si rivolge all'unico naturale modo di continuare la sopravvivenza della specie: procreare.

Ma ritorniamo al libro di Kemp.

“La formalizzazione dell’apartheid da parte del National Party dopo il 1948, non affrontò il vero problema che ha affrontato ogni minoranza che, nel corso della storia, ha cercato di imporsi sulla maggioranza. La contraddizione intrinseca di permettere l’insediamento di un enorme numero di appartenenti ad altre razze in un territorio, mentre si cerca di impedire che la maggioranza della popolazione domini la società, non fu mai risolto.

La verità è che non è possibile.

In Sudafrica, quasi ogni famiglia bianca aveva (e ancora ha) uno o più dipendenti neri.

Gli agricoltori afrikaner, che sono vittime di un alto numero di orrendi attacchi e omicidi – generalmente hanno centinaia di operai neri che lavorano i lori vasti terreni agricoli.

Nelle miniere, il cuore economico del paese, la stragrande maggioranza di operai, molte centinaia di migliaia, sono neri.

In tutto il paese la stragrande maggioranza di operai che fa quasi tutto, da lavoro in fabbrica, alla costruzione di strade e case, dal servizio nei ristoranti a quello nei negozi, sono neri.

Nonostante questa massa fosse integrata economicamente, il governo dell’apartheid cercò di applicare una segregazione sociale per mantenere un governo bianco: un piano che era destinato a fallire fin dal suo inizio.

L’apartheid era basata su un errore: l’errore che i non-bianchi potessero essere usati come forza lavoro della società; che i non-bianchi potessero essere maggioranza in Sudafrica, ma senza che questi determinassero la natura della società sudafricana.

Questa dunque, era la menzogna dell’apartheid: che fosse possibile, attraverso una rigida segregazione, garantire che i neri non regnassero su un paese nel quale erano la maggioranza.

La storia parla chiaro: non c’è mai stata una società nella quale la maggioranza della popolazione non ne ha determinato la natura.

I sudafricani bianchi, va detto, più o meno hanno creduto alla menzogna. Erano felici di avere domestici neri che gli pulissero le case, che gli stirassero i vestiti, che gli facessero il letto nel quale dormivano – ed erano disposti a credere che questa massa di lavoro nero che si era insediata sul loro territorio non avrebbe mai avuto alcun effetto sulle strutture del potere politico del proprio paese.

Si dice, in effetti, che la definizione di un sudafricano bianco è “qualcuno che preferisce essere assassinato nel proprio letto che rifarselo”.

Divertente? Non proprio – considerate questi esempi reali:

Durante l’apartheid, i neri [tutti i non-bianchi. Ndr] non potevano usare i servizi igienici dei bianchi, ma potevano essere impiegati per pulire gli stessi gabinetti ogni giorno. Ci si può solo meravigliare di fronte ad una cosa di questo genere.

Durante l’apartheid, i neri [tutti i non-bianchi. Ndr] potevano lavorare nelle cucine dei ristoranti, preparare il cibo, servirlo nei piatti, e portarlo al tavolo dei clienti bianchi, ma non potevano mangiare allo stesso tavolo nello stesso ristorante. Che ipocrisia è mai questa? Sicuramente se si voleva essere coerenti bisognava proibire ai neri di lavorare nei ristoranti. Ma no, l’apartheid non voleva questo, giacché era stata costruita proprio affinché i neri potessero lavorare.

Cinici osservatori parlarono della sindrome della “erba tagliata” in relazione ai bianchi sudafricani. Giacché questi consideravano il lavoro dei neri come quello delle falciatrici. Un tosaerba rimane immobile in garage finché non è necessario, dopodiché viene portato sull’erba, e dopo aver finito viene riposto dov’era, per rimanere in silenzio, senza causare nessun tipo di problema, fino alla prossima volta che sarà necessario.

La realtà è, ovviamente, drammaticamente diversa.

Un altro fondamento importante della menzogna dell’apartheid è che la forza militare poteva mantenere il sistema integro. La realtà demografica ancora una volta smentiva questa ipotesi: la popolazione bianca sudafricana era in totale di 5 milioni, mentre quella nera a quel tempo era di circa 30 milioni.

Alla luce di questa realtà demografica, si può ben vedere come l’apartheid fosse insostenibile con mezzi militari. Eppure la menzogna continuò, e i giovani bianchi sudafricani furono coscritti nell’esercito e nella polizia per combattere e morire per un sistema che era condannato fin dall’inizio.

Contemporaneamente, la sanità bianca occidentale e la tecnologia furono rese disponibili su larga scala. Il più grande ospedale dell’emisfero sud fu costruito nella township nera di Soweto, fuori Johannesburg, specificatamente per la popolazione nera.

Il tasso di mortalità infantile tra i neri diminuì grandemente (ben al di sotto di quello del resto d’Africa governato dai neri). Questa rapida crescita della popolazione stravolse ancora maggiormente la demografia del paese.

Mentre la composizione demografica peggiorava, il governo dell’apartheid era costretto a varare leggi sempre più severe ed oppressive per proteggere i bianchi dai neri che, anno dopo anno, diventavano sempre più maggioranza schiacciante.

Furono varate leggi come la detenzione senza processo e la messa al bando di libri e persone, già sufficientemente gravi di per sé, ma anche il conflitto si intensificò, ed entrambe le parti iniziarono ad utilizzare metodi riprovevoli. Lo Stato dell’apartheid utilizzò fondi per finanziare squadroni della morte e la tortura della polizia diventò la routine. L’ANC – tra le varie azioni riprovevoli - piazzò bombe nei ristoranti, e incoraggiò la gente ad ammazzare i presunti collaborazionisti con “collane della morte” [un pneumatico bagnato di benzina è messo al collo della vittima, dopodiché viene incendiato. Ndr]..

Il governo bianco cercò di dare applicazione concreta alla politica della “Grande Apartheid”. Venne data l’indipendenza vera e propria ad un numero di tradizionali territori neri, ai primi verso la metà degli anni ’70

In questo modo, il governo dell’apartheid si illudeva che le aspirazioni politiche dei neri potessero essere soddisfatte dal solo diritto di voto in queste terre tribali – nonostante un massiccio numero di neri vivesse fuori da questi territori nelle aree urbane bianche. (Aree cosiddette “bianche” ma dove la maggioranza non era di europei se si contavano tutti i domestici neri, gli operai e i dipendenti al servizio delle fattorie.

Il governo bianco rifiutò anche di aggiornare le dimensioni di queste aree tribali per adattarle alle modificazioni demografiche, insistendo ostinatamente che le homeland nere – circa il 13 per cento dell’intera superficie del paese avrebbero potuto accogliere quello che rapidamente era diventato più dell’80 percento di tutta la popolazione totale, anche se erano principalmente occupate da terreno agricolo di ottima qualità.

In poche parole, il governo dell’apartheid rifiutò di accettare una verità fondamentale del dinamismo razziale: chi occupa uno spazio determina la natura della società su tale spazio, e poco importa a chi originariamente fosse appartenuto tale spazio.

Il destino del Sudafrica bianco fu segnato quando la divisione territoriale non fu adeguata alle nuove realtà demografiche, quando tutto lo sforzo fu fatto per creare homeland nere e non per creare una homeland bianca, mentre si continuava ad insistere ad usare il lavoro dei neri.

La riforme parziali a metà degli anni ’80 – abrogazione delle leggi che proibivano i matrimoni e i partiti interrazziali, e le riforme costituzionali che davano ad indiani e coloured proprie camere parlamentari – servirono a poco per fermare la crescente violenza.

In realtà, la violenza razziale aumentò drammaticamente. Le riforme crearono una incompiuta “rivoluzione da aspettative crescenti”, e fu precisamente durante questo ciclo di violenze nere e contro-violenze bianche che la guerra razziale nel paese contò il più alto numero di vittime [questo solo se non si considerano come vittime di attacchi razzisti i circa 35.000 bianchi assassinati tra il 1994 e il 2009 – tra cui circa 3.000 agricoltori. Ndr].

Nel 1990, il governo bianco affrontò finalmente la realtà, che non poteva più efficacemente controllare la crescente popolazione nera, così riammise l’ANC alla legalità e rilasciò Nelson Mandela dalla prigione. Nel 1994 il potere fu consegnato alla ANC con un voto a suffragio universale [costringendo insieme tutte le nazioni dell’Africa del sud. Ndr]. Anche se l’apartheid vera e propria era finita negli anni ’80, è dal 1994 che tale politica è stata completamente dismessa.

E’ stato un risultato inevitabile: l’apartheid non poteva essere mantenuta, era inapplicabile a causa della realtà demografica, ed era moralmente inaccettabile, anche perché basata sulla repressione violenta.

I sudafricani bianchi, quindi, seminando l’apartheid hanno raccolto la propria rovina, perché un sistema di separazione non poteva essere mantenuto mentre si impiegava il lavoro dei neri.”

L'estensore di questa nota non ha nulla da aggiungere a quanto già scritto da lucidamente da Kemp.

Quello che da come soluzione Kemp è l'istituzione di una homeland bianca in Sud Africa, in cui i bianchi sudafricani si possano stabilire e ivere, secondo le loro leggi. All'estensore di questa nota pare se non irrealistica alquanto difficile , anche perché avrà contro non tanto i negri del Sud Africa ma coloro che vogliono continuare a sfruttare il sud Africa stesso, ai quali una homeland bianca non serve anzi può risultare dannosa.

giovedì 18 novembre 2010

io chiedo castigo

IO CHIEDO CASTIGO.


Queste uggiose giornate di novembre, nelle quali sembrano riversarsi sulla Terra le lacrime del Cielo, mi stanno riportando indietro di trentacinque anni.
Tutto è cominciato con l'anniversario della morte, per alcuni così simile alle vicende narrata i Ragazzi di Vita o di Accattone, di uno degli intellettuali più lucidi, acuti e chiaroveggenti che la cultura italiana del secondo dopoguerra potesse esprimere ma che era anche una delle figure più moralmente sporche e corruttrici che la società italiana avesse generato.
Nel mentre preparavo una serie di scritti appunto su Pier Paolo Pasolini, rileggevo Scritti Corsari, quella serie di articoli apparsi sui giornali borghesi dal 1973 al 1975 che catenarono furiose controversie fra i suoi stessi compagni di strada, per le posizioni contro corrente cche il Pasolini prendeva.
Ma mentre leggevo, venivo trasportato nel clima di quegli anni, quando adolescente avevo cominciato a fare politica. Mi sovvenivano le polemiche di allora, il clima di guerra civile strisciante che si respirava, gli scontri di pazza, e le piccole scaramucce di bande di sera. Le sere passate in sezione ad aspettare l'eventuale arrivo degli “altri”, per evitare di poter trovare il nostro punto di ritrovo bruciato da una molotov.
La lettura della risposta data a Pasolini da Italo Calvino, in cui il troppo sopravvalutato autore di libercoli diceva che non aveva voglia di parlare o di conoscere giovani fascisti, mi hanno portato vivide le stesse sensazioni che provavo allora. E si badi bene, non erano di odio o di rabbia verso i giovani dell'altra parte per quanto tronfi e vigliacchi sicuri di loro , sicurezza data dalla totale impunità e copertura che avevano dal PCI e dal PSI. Erano di autentica rabbia ed odio verso gli intellettualoidi borghesi radical chic, le Cederne, le Ginzburg , le Fallaci,gli Eco, i Bocca, i Nozza, i Moravia, le Maraini, tutti costoro scrivevano sui giornali e sulle riviste borghesi, organi di stampa dei quali i picchiatori marxisti, quelli di Potere Operaio,di Lotta Continua i Katanga del Movimento Studentesco, erano i cocchi.
I giornalisti borghesi che sotto la federazione di Padova, subito dopo l'assassinio di Mazzola e Giralucci straparlavano di faida interna. Quelli che dicevano che il rogo di Primavalle era stato causato dal padre delle due vittime. Quelli che applaudivano o perlomeno giustificavano l'assassinio di Carlo Falvella , quando i compagni scandivano UCCIDERE UN FASCISTA NON È REATO, quelli che consideravano manifestanti e ragazzi generosi gli extraparlamentari di sinistra che con caschi, spranghe e chiavi inglesi sfilavano ogni sabato per le vie delle nostre città, abbandonandosi a devastazioni di sedi di partito, di bar segnalati come ritrovi di militanti di destra, alle aggrssioni di presunti o veri militanti di destra. E questi ricordi mi fanno venire una rabbia tremenda.
Per quello che ho raccontato adesso, cronaca che adesso aatrentacinque anni sembra irreale, ma in me ed in altri è ancora vivida, IO CHIEDO CASTIGO.
Per il fatto che il libro di Antonio Santangelo, Analisi Del Comportamento Fascista, venisse stampato da Moizzi Editore nel 1975 e che fosse un libro in cui si affermasse la sub-umanità di coloro che professassero ideologia fascista, dando la giustificazione morale agli uccisori di Ramelli, di Mazzola Giralucci, di Ugo Venturini , Mantakas, Ciavatta, Bigonzetti, Cecchini, Mancia, dei fratelli Mattei ed anche la giustificazione a centinaia di aggressioni che portarono a gravi lesioni invalidanti ragazzi colpevoli solo non di essere militanti ma solo simpatizzanti di destra, per il fatto che questo libro sia ancora in giro e che i magistrati sempre pronti ad applicare la legge Mancino contro qualche ragazzino che fa stupidi cori razzisti allo stadio, di questo testo autenticamente inneggiante all'odio razzistico non si siano minimamente occupati, CHIEDO CASTIGO.
Per il fatto che in tempi non lontani venisse tranquillamente candidato a Milano per l'allora polo delle Libertà, con la totale acquiescenza di Alleanza Nazionale, dell'avvocato degli assassini di Sergio Ramelli, il quale aveva sostenuto che i suoi assistiti, proibendo la costituzione italiana la ricostituzione del Partito Fascista, colpendo un militante neofascista non avevano fatto altro che applicare la costituzione nata dalla resistenza, per questo e per il fatto che nessuno abbia reagito in aula o sulla stampa, IO CHIEDO CASTIGO.
Ma ancor di più per coloro che nelle file in cui militavo parlavano a cuor leggero di “scontro fisico”, per coloro che facevano i mangia fuoco nei comizi, lasciando l'onere dello scontro ai militanti, per coloro che quando i militanti, che dovevano sostenere lo scontro fisico da loro evocato a parole, nel respingere un assalto ferivano gravemente o uccidevano un assalitore, si affrettavano a sconfessali e a consegnarli alla solerte polizia, anche e soprattutto per costoro IO CHIEDO CASTIGO.
Non credo che le mie parole verranno ascoltate , anzi forse passerò dei guai, ma tanto, non ho nessuno di cui debba darmi pena ormai, quindi voglio togliermi alcuni sassolini dalle scarpe, sassolini che ora come ora son diventati dei Dolmen.

martedì 16 novembre 2010

ripensare Pasolini


A TRENTACINQUE ANNI DA UNA MORTE CHE DIVIDE ANCORA:
RIPENSANDO PASOLINI.

Trentacinque anni fa, son saltati in un lampo, e mi ritrovo diciannovenne di nuovo quella sera di novembre in cui sentiamo che Pier Paolo Pasolini è stato trovato morto, il giorno dei morti coincidenza, in una borgata di Roma. Le mie reazioni da giovane militante di destra in quel periodo ? Bah., la prima è “ va a finire che ci appioppano anche il suo omicidio!”, la seconda è stata
“adesso vedrai che i compagni dopo averlo sbeffeggiato per le sue posizioni antiabortiste, per l'aver detto che i giovani proletari possono essere dei sadici stupratori quanto i “fascisti” del Circeo ( i pariolini) perché la violenza non ha classe!, ora ne faranno un idolo.” Ed in effetti devo ammettere che le mie reazioni erano figlie di quei tempi.
Odiavo in Pasolini, una certa spocchia intellettuale tutta marxista e non la sua omosessualità ma la sua pederastia , mi rifaccio al termine greco, Paidos rastas ( rasta in greco vien da razomai, che vuol dire copulare aver rapporti sessuali con il Pais, che non vuol dire bambini in senso lato, ma il ragazzino. Chiedo scusa per gli eventuali errori ma il mio greco antico è di molto arrugginito dai tempi del liceo!), in quanto l'omosessualità è per il sottoscritto tutt'al più un affare fra una persona e la sua coscienza. Ma non posso fare a meno di pensare che la stizzosa reazione, del Pasolini ad un passo di un libro sull'omosessualità di Daniel e Baudry, in cui gli autori, assolutamente non imputabili di omofobia, condannano l'irresponsabilità del pederasta libertino, che adescando il giovanetto non ancora sicuro della propria identità sessuale lo porta artatamente ad una tendenza omosessuale, non posso fare a meno di pensare che la sua reazione fosse di colui che era punto sul vivo in quanto lui stesso un pederasta libertino, usante lui si sadicamente il potere datogli dalla ricchezza, dall'influenza che aveva sul campo culturale ed editoriale, a soddisfare le proprie voglie con giovani eterosessuali, facendo il corruttore, Odiavo la sua faziosità intellettuale sempre disonesta come ogni faziosità, specialmente se cosciente. Odiavo i suoi film, non perché politici, ( devo ancora trovare chi effettivamente potesse credere che Salò fosse come rappresentata dalle Centoventi giornate di Sodoma!) ma perché francamente brutti. Alcuni film di registi comunisti , fatti da attori comunisti, potevano darti delle sensazioni di scontro, di dibattito, potevi dire che, cavolo, erano anche interessanti anche se dicevano balle o cagate, ma i suoi film ti davano una visione così miserabile della vita , i suoi personaggi erano così squallidi, senza redenzione, che ti facevano cascare le braccia; era riuscito a far diventare noioso anche Totò, il che è tutto dire!
Devo dire che mi stupirono, due articoli apparsi sul Borghese e sul Candido, in cui la morte di Pasolini era vista come un dramma , e come una perdita per la cultura italiana, pur se veniva attaccata ferocemente la sua opera. Le due firme sugli articoli erano di Gianna Preda e di Giorgio Pisanò , rispettivamente sul Borghese e sul Candido. L'articolo di Gianna Preda ricostruiva la morte di Pasolini in una sorta di sceneggiatura tratta da Ragazzi di vita, in Pisanò per la prima volta mi trovavo davanti non all'ottuso cane da guardia dell'ortodossia missina che avevo conosciuto allora e che avrebbe dato prova di essere anche in futuro, ma un giornalista che Pasolini lo aveva letto attentamente. Questo mi portò ad analizzare in seguito più attentamente gli articoli di Pasolini. Di lui avevo letto a scuola la ballata del violento, una delle poche sue poesie che mi era piaciuta, ed alcuni articoli sul corriere della sera, anche se non mi piacevano i giornali borghesi, li trovavo più faziosi di quelli dei compagni, che erano interessanti.
Ah, la mia prima reazione era stata profetica , grazie anche alle estemporanee dichiarazioni di Oriana Fallaci ( antifascista allora, anti islamica in seguito, cazzara sempre!) che aveva dichiarato di sapere che la morte del PPP era da addebitarsi ai fascisti, tanto è vero che apparvero sui muri italici dell'epoca scritte rosse cubitali dicenti : Pasolini come Matteotti! Pare che però mani sbarazzine aggiungessero subito dopo in nero: Ammazzato dai Culi Rotti! Si deve dire che la rima era stata servita su un piatto d'argento!
Anche la terza considerazione fu profetica, fra le tante cazzate sparate fu rimarchevole quella di Marco Pannella che chiamava Pasolini un santo laico ( allora al sottoscritto fresca matricola universitaria venivano in mente Goliardiche litanie, in cui i santi erano capaci di mirabolanti tecniche amatorie, quali San Cirillo che col ca..o a spillo sodomizzava secondo dette litanie i microbi!).
Eppure adesso rileggendo il Pasolini di Scritti Corsari, penso che lostesso avrebbe sghignazzato vedendosi celebrato da coloro che lo avevano attaccato a sinistra in maniera virulenta e molto volgare...ed oltretutto posso in effetti dire che alcune sue visioni di allora erano sicuramente profetiche.
Come non essere con lui d'accordo quando, analizzando la vittoria dei divorzisti, metteva il dito sul fatto che sia DC e MSI che avevano affrontato la battaglia contro il divorzio credendo di vincere, sia il PCI che allora aveva affrontato la battaglia pro divorzista , credendo di perderla, spostandola quindi sul binomio fascismo – antifascismo, non avevano capito che la società italiana non era più quella degli anni 50, primi anni sessanta ma che il consumismo l'aveva cambiata. Perché il mondo sociale italiano non era più quello degli anni cinquanta, una società che era la stessa di quella degli anni trenta come valori, in cui non c'era stata la cesura che ci fu negli anni sessanta, una mentalità che cambiava. Ciò che mise Pasolini contro gli altri suoi compagni intellettuali, che erano di un conformismo che faceva schifo allora come lo fa adesso, era che Pasolini rimpiangeva la società di allora, e aborriva, disprezzava, e temeva la società che sarebbe arrivata allora.
Basta leggere l'incipit della recensione di Pasolini a Un Po' di Febbre di Sandro Penna “ Che paese meraviglioso era l'Italia durante il periodo del Fascismo e subito dopo!” per capire come contro di lui si sarebbe alzate le vestali dell'antifascismo isterico! Pasolini che ammira la società fascista! Anche se lui dice che la società era splendida malgrado il fascismo, era comunque un esaltare una società che con la società italiana degli anni formidabili , come diceva Mario Capanna, faceva a pugni, era completamente antitetica. Era una società che aveva dei valori di onestà , austerità morale, risparmio, Patria, ordine, religiosità, moralità che erano condivisi da tutti anche da coloro che delinquevano, “l'onestà dei padri e delle madri!”, e malgrado lui si arrampicasse sugli specchi dicendo che questi valori erano buoni e reali “ nelle culture particolari e concrete che costituivano l'Italia arcaicamente agricola e paleoindustriale...nel momento in cui venivano assunti a “valori” nazionali non potevano che perdere realtà e diventare atroce, stupido, repressivo conformismo” ( articolo apparso sul Corriere della Sera, col titolo “ Il vuoto del potere in Italia”, il 1° febbraio 1975, ma universalmente noto come l'articolo delle lucciole), non poteva fare a meno in se stesso di capire che quei valori erano buoni sempre ed ai suoi compagni di strada intellettuali borghesi e progressisti, ed agli intellettuali di sinistra, proni alla dirigenza del PCI, non potevano che logicamente far rizzare i capelli.
Se la DC ed il PCI , (e i dirigenti di quest'ultimo non potevano perdonargli di averlo fatto notare!), avevano totalmente sbagliato l'analisi antropologica della nuova società italiana, lui d'altro canto non aveva capito che tutti i suoi amici intellettuali invece di temere il nuovo potere , per lui fascista, della nuova società consumista, la auspicavano ed erano pienamente pronti ad accettare i nuovi (dis) valori che il consumismo portava avanti, reagendo alle sue osservazioni con sufficienza stizzosa.
Ma questo lui non poteva comprenderlo perché lui voleva credere a quello che scriveva sempre sull'organo, oggi come allora e come sempre, della più schifosa borghesia italiana, ovverosia che esistevano due paesi in Italia, uno dei quali corrotto, disonesto incapace,affondante nella degradazione, l'altro onesto, morale, capace di risollevare l'Italia, quest'ultimo rappresentato dalla classe dirigente del PCI di allora. ( Che cos'è questo Golpe, Corriere della Sera 14/11/1974)
Sappiano gli estimatori da destra di Pier Paolo Pasolini, che se ancora adesso nella cultra politica italiana troviamo sempre il pregiudizio razzistico di una sinistra sempre e comunque moralmente superiore, i moderni Rodotà, lo dobbiamo anche a Pasolini stesso.
Finisco ora questo che sarà uno dei primi interventi su PPP a trentacinque anni dalla morte, anche perché certe cose di lui vanno chiarite.

domenica 14 novembre 2010

IL MAGO GUERRIERO DI FRA SKORPIO. TRADUZIONE DI ETTORE MARANO


Per “Boney” Fuller, il generale intellettuale, l’occulto occupò una gran parte della vita, una lunga ricerca della verità, dietro i nascosti significati delle cose allo stesso modo della strategia, e della vita militare.
Allo stesso modo come aderente primigenio di Thelema1 scri­vendo la prima biografia di Aleister Crowley e più tardi diven­tando uno dei principali sostenitori inglesi del Fascismo, egli sacrificò la sua carriera militare in questa ricerca e in associa­zione con tante visioni ereticali.
L’odio nietzschiano di Fuller per il cristianesimo per la demo­crazia e per l’opinione del volgo, era in perfetto accordo con la legge della Forza e del Fuoco e l’inaugurazione dell’Era di Ho­rus così come lo era con la sua ammirazione per Mussolini, Hitler ed il totalitarismo in genere.
Allo stesso modo di altre personalità appoggiò, prima della guerra, il Fascismo, ma contrariamente agli altri, non rinnegò mai le sue idee.
ERETICO.
John Frederick Charles Fuller nacque nel 1878 da un pastore anglicano.
Ricordando poi più tardi la sua vita disse che era un’eretico già a 5 anni, a 11 anni le lettere da lui scritte alla madre erano de­corate con diavoli e tetri castelli gotici, primi segni di quello che sarebbe diventato uno dei suoi stupefacenti talenti di arti­sta.A 5 anni era affascinato dalle illustrazioni di Gustave Dorè per la Divina Commedia.
Ragazzo solitario basso di statura entrò nel College di Malver­ne nel 1893, in una classe di preparazione alla carriera milita­re.2
Nel 1897 entrò all’Accademia Militare di Sandhurst.
In quel tempo scriveva alla madre riguardo a degli idioti e bi­gotti che lo chiamavano eretico perchè mostrava perplessità su favole quali Giona inghiottito dalla balena.
Già dotato di mente filosofica scriveva che lo scopo della vita non era la felicità o la sofferenza ma progredire. Preoccupazioni intellettuali molto rare in un allievo ufficiale.
ESERCITO.
Esce da Sandhurst come sottotenente nel 1898 e viene destina­to al 43°reggimento di fanteria leggera Oxfordschire di stanza in Irlanda.
Fuller non aveva gli scopi da borghesotto tipici degli altri uffi­ciali.
Molto del suo tempo libero lo spendeva leggendo filosofia gre­ca e scientifica; incominciò anche a mostrare interesse per la pittura con una particolare predilezione per Rossetti e per Rem­brandt.
Durante la guerra dei Boeri era un’ufficiale addetto al contro­spionaggio, ma iniziò anche a scrivere poesie di tipo macabro.
Fuller cominciò anche ad avere una visione notoriamente criti­ca sulla dottrina militare che lo fece diventare il primo sosteni­tore della modernizzazione dell’esercito cominciò anche in questi tempi a mostrare ostilità per la democrazia e per le mas­se.
Spedito in India nel 1903 Fuller cominciò ad interessarsi alla cultura locale e all’occultismo.
Non era una propensione al soprannaturale ma il desiderio di cercare i reconditi significati della vita oltre l’apparenza. Co­minciò a frequentare santoni indiani e a pratica­re lo yoga.
ALEISTER CROWLEY
“Maledetto! Maledetto ! Maledetto! Con la mia testa di falco becco gli occhi di Gesù mentre è sopra la croce” Liber Legis 3:50-51
Fuller aveva già avuto notizie del poeta Alleister Crowley. Nel 1905 Crowley era in Darjeeling comandando la spedizione fal­lita a Kangchenjunga. Fuller gli scrisse col proposito di procu­rarsi i suoi libri. L’allora capitano Fuller scriveva per l’Agno­stic Journal.
Quanto alla politica scriveva a suo fratello “il socialismo è la feccia della democrazia. Il socialismo è contro il progresso perché tende a livellare dall’alto verso il basso.”
Ed era questo disprezzo per ogni servilismo per la massa pre­sente sia nel cristianesimo che nella democrazia che lo spinge­va a desiderare una nuova spiritualità.
Nel 1906 viene rimandato in patria per malattia, egli incontrò Crowley in un hotel nello Strand.
Fuller partecipò a un concorso con un premio di cento sterline indetto da Crowley per promuovere la sua poesia. Fuller fu il solo partecipante e sebbene non beccasse un penny, il risultato fu la prima biografia di Crowley THE STAR OF THE WEST.
Crowley vede in Fuller uno che al contrario di molti altri suoi contemporanei, non aveva paura di perdere rispettabilità attac­cando la religione cristiana, e ambedue detestavano allo stesso modo l’adulazione socialista del proletariato.
Nelle sue Confessioni Crowley scrisse che Fuller “ combatteva valorosamente contro la Cristianità, dalla parte di Saladino, alias William Ross Stewart, uno dei leaders della più attiva branca dell'agnosticismo militante”
L’associazione della stampa razionalista non aveva il coraggio per difendere i suoi giornalisti dai processi intentati loro per trasgressione alle leggi contro la bestemmia e i ranghi dell'e­sercito di satana si stavano arrendendo.
“Fuller era totalmente unito a me nella lotta contro il Cristia­nesimo. Egli lo considerava falso storicamente, moralmente in­fame, socialmente pestilenziale e da combattere politicamente...noi deploravamo il fatto che i militanti atei non fossero più aristocratici quali Bolingbroke. Non sapevamo che farcene degli scribacchini degli slums e dei demagoghetti di Hyde Park. Decidemmo di essere noi stessi di essere capi ma le uniche truppe di cui si poteva disporre erano formate da plebaglia prezzolata.”
Malgrado gli studi e la pratica di Fuller nello yoga e la sua ap­parente ammirazione per l’islam Crowley asseriva che Fuller fosse refrattario ad ogni forma di misticismo e all’occulti­smo infatti non ne tratta va nella STAR OF THE WEST . Crow­ley lo persuase che bisognava trattarne, per non farne ri­sultare un libro incompleto. Dopo questo il capitolo 7 del libro, secondo Crowley conteneva “una giusta e completa esposizio­ne del mio modo di vedere a riguardo, malgrado nelle 133 pa­gine non si menzionasse il mio Liber Legis.” In effetti Fuller considerava tutto ciò con disgusto personale. Per fargli un di­spetto, se così si può dire, Crowley glie ne mandò una copia , aspettandosi di dover fare una bella litigata, ma con sua grande sorpresa la rea­zione di fuller alla lettura del libro, fu entusiasti­ca.
THE EQUINOX
Nel 1908 Fuller si unì a Crowley nell’edizione dei diari magici di Crowley in TEMPIO DI RE SALOMONE.
Negli anni precedenti Crowley aveva iniziato a fondare il ma­gico ordine della Golden Down nominata da prima Stella d’Ar­gento. Fuller fu tra i primi due iniziati.
Fuller fu anche coinvolto in THE EQUINOX per la quale trovò i fondi. Scrisse con lo pseudonimo AQ. Sebbene il coinvolgi­mento del Nostro con l’occultismo fosse di lunga durata la sua amicizia col Crawley non lo fu. Sembra che la rottura avvenis­se per gli intrighi di Georghe Raffalovic, figlio di un banchiere russo ebreo. Era diventato amico di Crowley che gli aveva affi­dato la pubblicazione dei libri.
Al ritorno di un viaggio in Algeria, Crowley fu sorpreso dalla notizia che Raffalovic si era fatto passare come un procuratore di Crowley proponendo di unirsi a una società per EQUINOX, falsificando la firma di Crowley sugli assegni, allo stesso tem­po propalando calunnie su Crowley fra i suoi amici, Fuller in­cluso.
L’apice arrivò nel 1911 quando Jones citò in giudizio un libello scandalistico chiamato LOOCKING GLASS.
Le accuse principali per cui Fuller domandava a Crowley di far qualcosa erano quelle di immoralità e omosessualità, Fuller ve­niva coinvolto.
Crowley pensò poco saggiamente di appoggiare Jones e dopo che Jones perse la causa i media fecero Crowley a pezzi .
Fuller ovviamente trovò che l’intera situazione non potesse più essere tollerata e ruppe i contatti.
Malgrado si fossero reciprocamente mandati a quel paese, am­bedue continuarono ad avere la massima considerazione a li­vello intellettuale l’uno dell’altro.
Crowley tentò di riallacciare con Fuller nel 1920 e nel 1924 con uno scambio di lettere che non ebbe esito.
MILITARE ERETICO.
“ Ti darò una macchina da guerra. Tu attaccherai le genti e nessuno ti resisterà. Questa è la legge della battaglia di con­quista!” Liber Legis 3:7-9
Durante questo tempo Fuller si fece notare a livello militare come un eretico.
Scrisse dei manuali militari in cui sosteneva la necessità della meccanizzazione e di nuove tattiche ad essa correlata in un tempo in cui la cavalleria era ancora considerata l’arma risolu­tiva.
Malgrado i suoi sforzi di andare al fronte Fuller spese la mag­gior parte del suo tempo durante LA GRANDE GUERRA pia­nificando le operazioni sul fronte francese, allo stesso tempo continuava a scrivere articoli sulla strategia della guerra attac­cando le tattiche convenzionali.
Promosso maggiore nel 1916 Fuller fu invitato a scrivere un corso d’informazione per ufficiali graduati della terza armata sulle nuove armi, fece anche corsi solo per ufficiali in cui inse­gnava ai suoi superiori.
Questo fu l’inizio della scuola per ufficiali superiori.
Le sue teorie di penetrazione militare furono rese pratiche dallo sviluppo dei carri armati.
Fuller fu assegnato alla HEAVY BRANCH più tardi denomi­nato TANK CORPS.
Viene descritto da un suo collega il capitano Charteris nel se­guente modo: “ un tipo di soldato totalmente fuori dalle con­venzioni, una fucina di idee, e con una fluente espressività, ca­pace di mettere in discussioni, opinioni, autorità e tradizioni tramandate. La sua specialità erano le religioni orientali da cui poteva trarre riferimenti per lo spiritualismo,l'occultismo, la storia militare e la strategia...”
Nel 1917 egli divenne responsabile dell’addestramento e del servizio informazioni.
Nel 1917 Fuller fece uscire il primo manuale di addestramento dei carri armati.
Nel 1918 Fuller andò finalmente in prima linea e comandò il primo attacco massiccio di carri armati contro la linea Hinder­burg preoccupando l’alto comando il quale vedeva i tank utiliz­zati come arma offensiva mentre prima si consideravano i carri come arma difensiva o di supporto alle truppe d’assalto.
Viene assegnato allo stato maggiore per prendersi carico dei tanks.
Il suo piano del 1919 per utilizzare i tanks come strategia of­fensiva non fu adottato fino alla seconda guerra mondiale, ed anche ottimamente durante la guerra arabo-israeliana, la strate­gia doveva paralizzare sia il comando nemico ( il cervello!) allo stesso momento delle forze combattenti nemiche ( il cor­po).
Nominato capo del SD4 , ovvero responsabile per ogni tipo di addestramento passò poi all'organizzazione dei carri armati, fa­cendoli diventare un corpo separato dell'esercito.
Tra il 1918 ed il 1920 pubblica un suo settimanale Tank's Note, e propugna con fervore lo studio della Strategia su basi scienti­fiche.
Nel 1919 vince la medaglia d'oro per il Premio per il miglior saggio di arte militari.
La sua ostinazione nel volere la sostituzione della cavalleria con i carri armati gli procura forti ostilità negli ambienti tradi­zionalmente conservatori dell'Alto Comando, malgrado abbia­no le sue idee accoglienze entusiastiche in Francia ed in Bel­gio.
Alla fine della guerra Fuller guardò con sfiducia, sia al ruolo nuovo degli USA nel mondo del dopo guerra, sia all'intrusione della Società delle Nazioni negli affari internazionali, enelle controversie politici e nei negoziati per la pace, sia al ruolo che i politicanti inglesi intendevano affidare all'Esercito. Come sempre Fuller decise di difendere il ruolo del corpo dei carri Armati.
Ma cominciò anche a considerare come ci fosse il bisogno che l'arte della guerra non rimodellasse solo l'esercito ma anche l'intera nazione e l'individuo stesso.
DISTRUZIONE CREATIVA.
La visione della guerra da parte di Fuller è al contempo esoterica e filosofica.
“Senza la guerra non potremmo cacciar fuori gli usurai dal
tempio dell'umanità. Il vero scopo della guerra sta nel creare e non nel distruggere.” RIFORMA DELLA GUERRA, 1923.
In questo libro, Fuller introduce più temi politici e filosofici di quanto fosse stato fatto prima. La guerra viene definita come il “Dio della creativa distruzione mostra una spietata iconocla­stia sintetica. Grandi nazioni sono nate dalla guerra perché la guerra è diventata il punto focale di concentrazione delle energie nazionali. Grandi nazioni decaddero con la pace.”
Il libro introduce la maggior parte degli argomenti che venivano sentiti da Fuller: la lotta alla democrazia parlamentare, al socialismo ed alla Società delle Nazioni. Il libro divenne un best-seller.
Come insegnante alla Scuola di guerra, Fuller oltrepassò i suoi predecessori. Chiedeva ai suoi allievi lo studio della filosofia greca, della storia militare Napoleonica e del Psicologia delle Folle di Gustave Le Bon.
GUERRA COME MAGIA.
L'occultismo restò una parte integrante del pensiero di Fuller.
Nella rivista dell'Occulto apparve un suo articolo sulle arti oscure che in quanto discendenti nel cuore delle cose divengono realmente bianche.
Nel suo libro del 1926 YOGA: UNO STUDIO SULLA FILOSOFIA MISTICA DEI BRAMINI E DEI BUDDISTI, Fuller si definisce come un cercatore della verità e che per un guerriero la guerra è il mezzo per arrivare alla verità.
L'occultismo è alla base delle sue teorie militari.
Fuller nel libro del 1926, Basi della Scienza della Guerra, dice che la scienza della guerra si basa su una natura tripartita con interconnessione fra l'uno e l'universo, e inerzia e cambiamento.
Il Tempo è diviso fra Passato, Presente e Futuro, Forza, fra Energia, Moto e Massa, il Pensiero fra Conoscenza Fede e Opinione, Natura fra Terra, Acqua e ed Aria, l'umanità fra uomini, donne e fanciulli, la materia, fra solidi, liquidi e gas, l'Uomo fra Pensiero, Anima, e Corpo il quale è suddiviso in struttura , controllo e mantenimento.
I tre elementi sono staticità (negativo) , azione ( positivo) cooperazione ( relativo).
Applicando questa numerologia all'arte militare, la guerra era basata su tre forze, mentale morale e fisica.
L'idea costante di Fuller era che la guerra fosse una forza creativa capace di assicurare al mondo una pace più perfetta.
Nel 1926 Fuller viene nominato aiuto del nuovo capo dello staff imperiale. Il Sunday Times disse che si trattava probabilmente del più abile uomo dell'esercito.
Ma malgrado gli apprezzamenti che aveva in tutto il mondo come pensatore militare, continuava ad incontrare l'opposizione sorda degli ufficiali più retrivi.
Nell'ultimo periodo del 1926, viene mandato in India a riferire sullo stato della modernizzazione dell'esercito . Il suo rapporto che rimarca la mancanza di comunicazione e la necessità di sostenere economicamente gli uomini delle tribù, viene considerato un'insubordinazione.
Sempre nel 1926 gli viene affidato il comando del settimo reggimento di fanteria, un grande onore, ma ancor di più il comando della Base di Tidworth dove si stanno formando i nuclei sperimentali della prima grossa unità meccanizzata.
Ma il fatto che i suoi compiti nell'amministrazione della base divengano per lui un fardello gravoso distogliente dal suo interesse primario, cioè l'organizzazione delle unità meccanizzate, che secondo lui sono relegate dagli alti comandi in posizione subordinata, fa in modo che lui rassegni le dimissioni per protesta. Il Ministero della Guerra lo implora di ripensarci. Comunque gli storici concordano nell'ammettere che se le sue direttive fossero state ascoltate le truppe corazzate sarebbero state meglio utilizzate dalle forze alleate.
Dal 1926 al 1933 data del suo lasciare il servizio come generale di divisione ( Major General a differenza del corrispondente grado nell'esercito italiano non vuol dire generale di Brigata, che in inglese si dice brigadier! n. d. t.) Fuller comincia a pensare come le sue idee di riforma possano essere conseguite politicamente. In questi sette anni di relativa oscurità, scrive ben nove libri.
FUOCO E SANGUE.
I libri di Fuller in questo tempo sono pieni di durissimi temi fascisti, quali la condanna della democrazia parlamentare e l'anelito ad un'Europa Unita.
Nel suo libro RIVOLTA IN INDIA definisce la democrazia come formata da un massimo di corpo ed un minimo di cervello, considerandola un “malanno”.
Non è scemata la sua avversione al Cristianesimo. Scrivendo al suo amico di lunga data Christopher Starr dice che il primo passo per l'era delle macchine sta nel distruggere gli ideali cristiani nel mondo , una dottrina da schiavi basata sulla paura.
Ora vuole trovare per l'umanità una nuova spiritualità come è stato per lui scoprire Thelema 20 anni prima.
L'autorità deve controllare il Mondo mediante una nuova aristocrazia. Ci deve essere un insieme di miti, dei Santi Graal che devono ispirare l'uomo a più alti ideali e non a vivere semplicemente la vita a livello animale.
Ne i DENTI DEL DRAGO: UNO STUDIO SULLA GUERRA E LA PACE del 1932, propugna la necessità di unn radicale cambiamento politico e sociale e dice che democrazia e socialismo sono i due necessari corollari dell'egualitarismo cristiano.
La guerra ha come scopo il giungere ad una pace perfetta. Senza la guerra l'unica pace che ci sarebbe , sarebbe la PAX PERPETUA un ottimo motto per campanari.
Il suo libro del 1932 GUERRA E CIVILTÀ OCCIDENTALE
suscita le proteste vivissime del sottosegretariato permanente agli affari militari, in quanto afferma che le cause della guerra civile in Cina , in quegli anni, ( che sarebbe culminata con l'invasione Giapponese, n. d. t.) risalivano al fatto che la Guerra dell'Oppio fosse stata scatenata dall'Impero britannico per prendere Hong Kong e aprire i porti cinesi ai mercanti stranieri, fra i quali la parte del leone l'avrebbero fatta gli inglesi!
Nel dicembre del 1933 a 55 anni lascia definitivamente l'esercito. Per tutto questo tempo è stato considerato eretico da molti ufficiali. Il nuovo capo dello Staff imperiale generale lo considera “sleale” e si rifiuta di leggere i libri di Fuller per paura che lo facciano arrabbiare. I suoi libri verranno letti invece con attenzione dagli ambienti militari tedeschi e sovietici.
Nel 1934 inizia una carriera di giornalista nella stampa popolare. Si imbatte nella British Union of Fascism, BUF; di sir Osvald Mosley, un altro eretico contro l'inerzia del sistema , tanto da gettare alle ortiche una carriera promettente nel governo laburista.
Nel giugno del 1934 Mosley organizza un comizio imponente all'olimpia. I tentativi organizzati comunisti di disturbare vengono efficacemente contrastati, con un minimo di feriti ( fra loro!) dalle camicie nere di Mosley. Ogni segno di energia giovanile viene guardato con orrore, naturalmente, dalla destra conservatrice, anche da quegli esponenti che hanno appogiato Mosley.
È il preciso momento in cui Fuller decide di aderire al BUF scrivendo a Mosley che il tempo di unirsi ad un uomo è quando quest'uomo attraversa il suo momento più duro.
Diventa il responsabile militare del BUF, futuro ministro della guerra in un eventuale governo fascista, e membro del direttorio politico, probabile candidato al Parlamento, scrive per i giornali del movimento e tiene discorsi.
Sempre nel 1934 nel libro UNITÀ E DIFESA DELL'IMPERO parla della minaccia che l'oligarchia ebraica mondiale, attraverso il Comunismo e la Società delle Nazioni, rappresenta. Nel dicembre del 1934 Fuller visita Hitler. Negli anni seguenti ha frequenti contatti con Von Ribbentrop, il ministro degli esteri tedesco, e Rudolph Hess il delfino di Hitler. In settembre è invitato ad assistere alle manovre militari tedesche. Il mese seguente è mandato da Lord Rothermere, un vecchio supporter di Mosley, a seguire come inviato speciale la Guerra di Etiopia.
Andando a Roma, parla con il duce e gli spiega che l'accanimento della stampa inglese contro di lui è dovuto alle mene ebraiche. Viene aggregato ad un reparto di camicie nere, dei quali scriverà “ancora devo incontrare gente più generosa e cortese.”
La sua autobiografia del 1936 MEMORIE DI UN SOLDATO NON CONVENZIONALE conclude reiterando il bisogno di una nuova spiritualità, profetizza il risveglio asiatico, e descrive la lotta fra la democrazia decadente ed il fascismo sorgente, quest'ultimo portatore di una più alta forma di libertà.
In quell'anno un altro libro THE FIRST OF THE LEAGUE WARS ritorna sul concetto delle tre nature e afferma che il regime corporativo fascista, ha come obiettivo l'occuparsi della mente, dell'anima e del corpo di ogni suo cittadino. Per Fuller gli stati sono entità biologiche, che si devono espandere razzialmente ed economicamente e le cui lotte per l'espansione sono comparabili al tentativo di un organismo di crescere. Considera come crociati i colonizzatori dell'Abissinia. E Hitler il liberatore della Germania dal giogo ebraico. Considera il comunismo russo una creatura degli ebrei così come considera l'intervento dell'America nella grande guerra, come dovuto alla loro influenza su Woodrowe Wilson.
L'antisemitismo del Terzo Reich è spiegato come una reazione alla grande finanza internazionale.
Malgrado la sua aperta adesione al fascismo, Fuller è ancora rispettato negli ambienti militari. Viene mandato come osservatore dell'esercito durante la guerra di Spagna.
Visita Franco e le truppe anticomuniste.
La sua obiettività è tale che l'incarico gli viene rinnovato l'anno
seguente.
Poco prima dello scoppio della seconda guerra Mondiale egli scrive , in THE ARMY QUATERLY, che la guerra civile spagnola è lo scontro fra due sistemi finanziari, uno fondato sull'autarchia, l'altro sul capitalismo finanziario internazionale.
Al suo amico e compagno di studi, lo storico militare Basil Liddel Hart, anche lui promotore della modernizzazione dell'esercito, scrive che non è attratto dal Fascismo perché vuole i popoli schiavi ma perché li vuole liberi per davvero. “L'autorità senza libertà è dispotismo, la libertà senza autorità anarchia. Non voglio nessuna delle due, ma un giusto bilanciamento fra libertà ed autorità”.
Fuller afferma di trovare più libertà intellettuale nella Germania nazionalsocialista che nella democratica Inghilterra.
Nel 1939 viene invitato come ospite di riguardo al 50° genetliaco del Fuhrer., uno dei due soli ospiti inglesi , cosa che suscita scandalo nella stampa inglese.
È ovviamente impressionato dalla completa meccanizzazione dell'esercito tedesco, e il Fuhrer , stringendogli la mano gli dice “spero che sia compiaciuto di suo figlio!”, (intendendo l'esercito tedesco nato dalle sue teorie, n. d. t.).
Scrive ad u giornale tedesco “sono stato onorato di essere invitato al compleanno del Fuhrer. Al di fuori degli eventi politici, l'ho accettato con gioia perché non solo dell'anniversario della nascita di un grande uomo si tratta , ma della rinascita di una grande nazione”.
Si trovava d'accordo con Carlyle nel dire che la storia è fattsa dai grandi uomini ed osservava che il sentimento di grandezza permeava tutta la Germania. Poneva una questione: dovevano gli inglesi sentirsi minacciati o invidiosi per il fatto che la Germania in soli sette anni avesse ricuperato il prestigio? La risposta era ne l'uno ne l'altro.
“ durante l'intera vita ho sempre apprezzato di più il forte che il debole. Ormai credo nell'uomo forte, fisicamente, spiritualmente e moralmente.”
In BATTAGLIE DECISIVE : LA LORO INFLUENZA SULLA STORIA E SULLA CIVILTÀ identifica la guerra come lo scontro decisivo fra miti, culture e sogni. Ritornando al concetto a lui caro delle tre nature descrive come il trinomio, ordine autorità e disciplina di Cesare fosse finalizzato al controllo stretto e totale sul potere finanziario usurario che aveva rovinato lo stato Romano.
Egli aveva notato come l'etica capitalistica protestante appoggiandosi principalmente sul Vecchio Testamento avesse di fatto “ Giudaizzato il pensiero economico della nazione.”
LA SECONDA GUERRA MONDIALE.
Io sono il guerriero , signore dei quaranta; gli ottanta tremeranno di fronte a me e saranno annichiliti. Liber Legis 3:46
Le teorie di Fuller sulla guerra meccanizzata vennero validate dalla vittoriosa conclusione della guerra lampo Hitleriana in Polonia.
Malgrado temesse di fare la fine di Mosley e degli altri settecento militanti del BUF internati durante la guerra come disfattisti, rimase solo sotto la sorveglianza del MI5, continuando a fare una campagna contro la politica della resa senza condizioni, e a favore dei diritti dei prigionieri politici fascisti inglesi.
I suoi servigi come esperto militari su basi giornalistiche erano sempre richiesti, malgrado la sua conclamata fede fascista.
Anche i capi militari volevano il suo richiamo in servizio, bloccato ovviamente per ragioni politiche. Però continuò ad offrire consigli su questioni militari.
Nel mezzo della seconda guerra mondiale il secondo volume di BATTAGLIE DECISIVE descrive come la disfatta Napoleonica fosse stata causata dai banchieri ebraici. Predicava anche gli ideali napoleonici di una nuova Europa basata su nazioni etniche , omogenee razzialmente e sui principi di sangue e Suolo.
Per Fuller il Fascismo era una nuova religione nazionale basata sulla disciplina , l'abnegazione, e l'autorità. Nell'ultima pagina descrive la guerra civile di Spagna come la prima delle guerre fra Assolutismo e democrazia ovviamente facendo vedere e sue preferenze per il primo.
MAGO E GUERRIERO.
Nel numero dell'aprile 1942 di OCCULT REVIEW , Fuller spiega le basi occultiste del pensiero militare.
“Ambedue, magia e guerra, sono coercitivi, propiziatori e dinamici. Il loro scopo è di influenzare gli eventi. Quando nei suoi manuali il soldato afferma che la guerra è il mezzo per imporre la sua volontà sul nemico, entra nel campo della Magia e quando il mago vuole imporre la sua volontà alle sue vittime, egli salta nel reame della guerra.”
Ovviamente scrive che la propaganda è una forma di magia e quindi Goebbels un mago.
In MACHINE WARFARE (1942) Fuller loda la Francia per essersi arresa alla Germania. Descrive la guerra come uno scontro fra plutocrazia e Lavoro ( sul quale il Fascismo basa la sua economia. Nel capitolo finale raccomanda di liquidare gli inabili al combattimento.
Con l'avvento dell'era nucleare scrive all'amico Meredith Starr nel 1946 . L'uomo non è stato fatto per distruggere ma per creare , ma ha tutti e due i poteri. Non c'è solo, Shiva , solo Visnu, solo Brahma ma tutti e e tre. Ogni cosmo è nato con un fiat lux, ed è questo che il mondo occidentale sta aspettando. Un lampo di divina immaginazione che faccia scoppiare unn nuovo ciclo nella storia del mondo, non una nuova religione o un nuova politica.
Nel 1948 continua a chiamare a raccolta per un movimento razionale verso lo stato totale. Si oppone i tribunali internazionali di Norimberga per i cosiddetti crimini di guerra. Lamenta che non ci sia più la possibilità di restaurare un poter militare tedesco contro l'URSS.
Ancora nel suo famoso saggio del 1948 LA SECONDA GUERRA MONDIALE: STORIA TATTICA E STRATEGICA Fuller riesce a mettere temi fascisti fra le righe.
Biasima le azioni brutali dei partigiani russi, condanna la politica della resa senza condizioni che ha prolungato la guerra finché i russi si sono impadroniti di mezza Europa.
Le ragioni occulte di questa guerra sono state per espandere il comunismo.
Afferma che i bombardamenti indiscriminati sulle città tedesche indifese rimarranno per 50 o cent'anni come il monumento della barbarie degli alleati e faranno rimanere generazione dopo generazione nei tedeschi la volontà di rivincita.
Fuller continua la carriera pubblicistica dopo la guerra e scrive ancora 13 libri di cui l'ultimo è GIULIO CESARE UOMO, SOLDATO E TIRANNO. Da anche consigli per combattere il comunismo, malgrado il suo sogno di Europa Unita sia più rivolto contro gli USA che contro l'URSS.
Il suo propugnare la difesa dell'Europa ed una forte unificata Germania gli suggerisce una lettera a Heinz Guderian il teorico tedesco dei Panzer incontrato da lui prima della guerra.
“Noi sentiamo la diminuzione dell'influenza dell'uomo bianco ma non riusciamo a scovare il sotteraneo e crescente comun (ista) pericolo.”
Malgrado sia obbligato dall'editore a sfumare le sue visioni politiche nell'edizione del 1951 di BATTAGLIE DECISIVE, continua ad esaltare le riforme sociali Mussoliniane del 1920.
Fuller afferma che la guerra mondiale sarà resa obsoleta dalla
bomba atomica.
Egli predice che ci sarà una guerriglia, psicologica economica e militare fra Russia ed America. Non si aspettava molto dalla NATO e scrivendo a Liddell Hart diceva. La nostra unica speranza è che la Germania produca un nuovo Hitler e questa volta noi lo seguiremo.
Nella meta degli anni cinquanta Fuller era molto rispettato negli ambienti militari americani e fra i prfughi anticomunisti est-europei.
Nel 1963 Fuller e Liddell Hart ricevono la medaglia d'oro Chesney dall'istituto unito del servizio reale, la più alta onorificenza che la comunità militare possa loro dare.
Fuller muore nel febbraio del 1966. ha fatto 45 libri, centinaia di articoli ed è rimasto malgrado il suio disgusto per la punbblica opinione un giornalista di grido. Il TANK JOURNAL lo definisce un “ gigante Intellettuale”; il suo biografo Anthony Trythall conclude. “Lasciateci sperare che non sia passato definitivamente il tempo degli uomini con ampi orizzonti”.

lunedì 8 novembre 2010

antifascismo alcune considerazione a margine di un fenomeno da emarginati

Il mio amico ,IL Prof Piero Vassallo, mi ha mandato un post in Bachecache riferisco integralmente "un grande studioso cattolico(convertito)il filosofo del diritto Giorgio Del Vecchio(allontanato dall'insegnamento universitario nel 1938)sosteneva che l'antifascismo è il veleno della società italiana...oggi più che veleno è un'ossessione senile dove sono, infatti, i fascisti? fascista Ciarrapico? andiamo...Ciarrapico è un vecchio andreottiano...non ha senso sganciare la bomba atomica sull'autore di una battuta... d'altra parte: quanti italiani conoscono il fascismo?l'antifascismo è una nevrosi e un incubo vuoto...l'antifascismo ormai assomiglia alla danza perpetua di Fred Astaire e Ginger Roger... è stucchevole, ossessivo, languido e fondamentalmente stupido", queste considerazioni si sono aggiunte ad altre per esempio all'articollo di Miro Renzaglia sull'aggressione dello scrittore Antolini, aggredito da sei antifascisti in quanto reo di avere scritto un libro in cui i militanti di Destra radicale non venivano considerati il male assoluto tout court, in uno dei commenti sul blog , un altro giovame di sinistra definiva, a mio avviso magistralmente, l'antifascismo "il vero e proprio “mito incapacitante" della sinistra del terzo millennio."

Ora bisogna cominciare a capire che l'antifascismo come l'anticomunismo del resto sono miti incapaciatanti sempre. Sono astrazioni che diventano castrazioni...L'antifascista è ormai il botolo da guardia del sistema, non per niente scrittori e giornalisti invisi al sistema, vengono tacciati di nazismo, di filoislamismo ( il nuovo babau!). antifascisti si infiltrano nei gruppi che magari portano avanti tematiche antiimperialiste o antisioniste e nel mentre si sta attuando un superamento di certi schemi, superamento ritenuto giustamente esiziale dal sistema, riappare l'appello all'antifascismo, all'antinazismo, alla lotta contro il Male Assoluto.Ovviamente anche dalla nostra parte si casca in questa trappola cadendo nell'altro mito incapacitante dell'anticomunismo.Ma ritorniamo all'argomento. La vigilanza deve essere costante e si deve cominciare a dare delle risposte ferme e pronte, in OGNI MODO!!

domenica 7 novembre 2010

il teatrino squallido di Bastia Umbra

A chiosa della convulsa domenica piovosa e ventosa testé trascorsa e delle ciance dette in quel di Bastia Umbra, il sottoscritto ha da fare alcune considerazioni.
Chi scrive si ricorda una battuta di un leghista frondista nel 1994/95 durante la crisi che portò al ribaltone ed al governo di Dini, sull'attuale premier recitante testualmente “non mi capacitò di come uno che ha almeno 40.000 (quarantamila) dipendenti possa essere così pirla!”questo per essere caduto come un pollo in un trucchetto di Maroni.
Parliamoci chiaro il Cavaliere non è mai andato al salotto buono degli industriali e dell'alta finanza, lo consideravano un parvenu, e poi voleva fare affari senza aspettare il consenso di lor signori.
E facendo i suoi affari riusciva a fare anche gli affari del paese per quanto la nostra condizione di sovranità limitata potesse permettercelo.
Ora questo non piaceva ai nostri padroni d'oltre atlantico. Come ha giustamente rilevato in un suo articolo Giulietto Chiesa gli USA stanno andando in bancarotta e sentono che non possono più essere la prima potenza , l'Impero. Non hanno mai avuto neanche un animus imperiale del resto. Sono stati una Cartagine più grande e più fortunata, più duratura. Ma non credo , e non sono il solo ,
che dureranno a lungo.
Quindi non possono permettersi di perdere il controllo su quella che è stata per decenni la loro Bulgaria, quindi Berlusconi, che nel fare gli affari suoi faceva anche una politica estero-economica sgradita a loro, ma anche ai veri padroni dell'America, ovvero i grandi speculatori finanziari, doveva essere messo in condizioni di non nuocere.
Vista la cronica incapacità dell'opposizione di stracciaculi che corrisponde alla sinistra ed al centro, che sarebbero ottimi camerieri di lor signori, che dopo esser riusciti con il loro governo dal 2006 al 2008 a far rimpiangere il governo Berlusconi dal 2001 al 2006, non sono riusciti in due anni a fare una politica d'opposizione seria, e si che di argomenti ce ne sarebbero stati, e si sono dovuti attaccare prima ai giudici, che in 16 anni di accanimento gli hanno fatto come si dice dalle mie parti come fa “Rosina all'uomo” ( ovvero una sega!), ( non capisco il perché appunto di impuntarsi sul lodo Alfano, e tutto quello schiamazzare contro i giudici da parte del berluska, almeno che non fosse per suscitare in noi la sindrome del Calimero, ovvero dire cavoli ce l'han tutti con lui!) oppure
ai vari scandali che il Premier riesce a suscitare con le sue manie da attempato puttaniere, in cerca di carne fresca, anche quello però non è servito ad un tubo in quanto agli italiani , se un politico va a donne non glie ne può fregare di meno, anzi se va a donne non avrà la foia , propria di altri politicanti, di ficcarlo in quel posto al popolo.
C'erano altre questioni su cui attaccare il Premier, quali una politica estera sempre più prona a USA e Israele, oppure delle opere di macelleria sociale, tipo il negare la pensione ai Down e ad altri invalidi, e così via, ma a ben vedere, con che faccia la Sinistra avrebbe potuto seriamente portare un'opposizione credibile su questi argomenti? Loro che avevano messo la soglia per la non presentazione della denuncia fiscale da tremila € a cinquecento, il che vuol dire che tutti anche i poveri avrebbero dovuto pagare, loro che avevano permesso che alla Thyssen Krupp i dirigenti potessero scamparla dopo che degli operai erano arrostiti come tacchini, loro che avevano continuato ad essere ascari degli Americani, veramente avrebbero potuto attaccare il premier su questioni serie? Non facciamo ridere per favore! Le uniche sconfitte dell'attuale coalizione di governo, sono venute grazie a cavolate commessa dalla coalizione stessa!
Così il compito di affossare il cavaliere è stato dato a gente interna. In questo costoro son stati aiutati dall'idiozia dell'uomo. Già nel 2001 avrebbe dovuto capire che cariche che sembrerebbero solo sinecure possono diventare spine nel fianco. A certe cariche specie se istituzionali, vanno messi solo persone super fidate. Gli alleati devono diventare ministri ed assumersi responsabilità di governo, in modo che si sputtanino anche loro e che possano essere sfiduciati, se alzano troppo la cresta.
Come Casini dal 2001 al 2006 , così Fini è stato messo in un posto da cui nessuno può mandarlo via. La stronzata immane del presidente della Camera, così come il Presidente del Senato o della Repubblica, come uomini al di sopra delle parti, è indice di non aver voluto capire la natura del politicante. L'assunzione di quella carica non cancella per miracolo, anche se la persona in questione lo volesse, il suo vissuto e le sue ambizioni. Che nel caso di un mediocre saranno sempre sproporzionate al suo valore effettivo.
Ecco perché il premier si trova adesso con una serpe cresciuta in seno. Forza Italia avrebbe potuto tranquillamente trasformarsi in un partito con militanti pronti ad intervenire e ad appoggiare sulle strade l'operato del premier, ovviamente se il Premier avesse voluto costruire una propria classe politica dirigenziale e non i propri amici e le proprie amiche.
La consapevolezza nell'ex AN che sarebbero stati spazzati via era ormai venuta alla luce dopo le ultime regionali, ove nomi torici di AN erano stati trombati e alla grande.
Quindi FLI altro non è che il tentativo di sopravvivere da parte di coloro che si erano suicidati da soli nel 2008. Berlusconi avrebbe dovuto pensarci, non l'ha fatto ed ora si trova , stanti anche le cavolate da lui fatte a livello mediatico ( alla faccia del comunicatore!), a dover affrontare una vera e propria congiura di palazzo! L'unica cosa che deve fare adesso, non è dimettersi ma spingere FLI a sfiduciarlo, in modo che i finiani si assumano le responsabilità della crisi.
E magari mettere mano ad una nuova legge elettorale. Ah, finché la costituzione rimane questa , le dichiarazioni tipo “qualsiasi maggioranza che non sia quella uscita dalle urne, è un tradimento della sovranità popolare” è anche questa un'immane cavolata! Qualsiasi governo che abbia una maggioranza parlamentare può governare fino alla fine della legislatura, punto.
Il resto sono chiacchiere!
Dato che non ho interesse per i ludi cartacei da ormai parecchio tempo, questa è solo un'analisi spassionata.

giovedì 4 novembre 2010

Buon Compleanno Ezra


EZRA POUND Halley, Idaho 30 novembre 1885- Venezia 1972
BUON COMPLEANNO, EZRA!!!
Passai per Arimnio ed incontrai uno spirito gagliardo
che cantava come incantata di gioia!
Era una contadinella
un po' tozza ma bella ch'aveva a braccio due tedeschi
e cantava cantava amore senz'aver bisogno d'andar in cielo.
Aveva condotto i canadesi su un campo di mine
dove era il Tempio della bella Ixotta.
Camminavano di quattro o in cinque ed io ero ghiotto
d'amore ancora malgrado i miei anni.
Così sono le ragazze nella Romagna.
Venivan' canadesi a spugar i tedeschi
a rovinar' quel che rimaneva della città di Rimini;
domandarono la strada per la via Emilia a una ragazza
una ragazza stuprata
po' prima da lor canaglia
- Bè! Bè! soldati!
quest'è la strada
andiamo, andiamo a via Emilia
con loro proseguiva.
Il suo fratello aveva scavato
i buchi per le mine, là verso il mare.
Verso il mare la ragazza, un po' tozza ma bella,
condusse la truppa. Che brava pupa! Che brava pupetta!
All'inferno nemico, furono venti morti,
morta la ragazza fra quella canaglia,
salvi i prigionieri. Gagliardo lo spirito della pupetta
cantava, cantava incantata di gioia,
or'ora per la strada che va verso'l mare.
Gloria della patria! Gloria! gloria
morir per la patria nella Romagna!
Morti non morti son',
io tornato son' dal terzo cielo per veder la Romagna,
per veder'le montagne nella riscossa,
che bell'inverno!
Nel settentrion rinasce la patria,
ma che ragazza!
Che ragazze,
che ragazzi,
portan ' il nero!

mercoledì 30 giugno 2010

LA PRIMA VITTORIA POLITICA DEL CAPITALISMO CONSUMISTA IN ITALIA.





LA PRIMA VITTORIA POLITICA DEL CAPITALISMO CONSUMISTA IN ITALIA.
ANALISI DEI FATTI DI GENOVA 30 GIUGNO 1960.Prima parte

Ogni anno a Genova, il 30 giugno, un'accozzaglia di falliti, gli antifascisti genovesi, celebrano il fatto che ben determinate centrali economico-politiche li usarono per far cadere un governo permettendo loro di mettere a ferro e fuoco una città.
A volte queste manifestazioni non raccolgono manifestanti, se non i soliti quattro gatti, ad esempio la ridicola figura fatta il 30 giugno scorso dove saranno stati al massimo una cinquantina di sciamannati, altre volte come oggi, stante anche il tentativo dell'attuale giunta comunale di far dimenticare i propri fallimenti, usando la vecchia fola dell'antifascismo, possono,grazie al patrocinio delle giunte comunali, provinciali e regionali, raccogliere molta più gente.
Il fatto che molti di costoro si dichiarino anticapitalisti, non fa altro che sghignazzare, e si vedrà ora il perchè.
Chi scrive userà per quest'analisi gli scritti che vennero pubblicati nei primi anni settanta, dall'intellettuale marxista eterodosso e scomodo, e non solo per le sue tendenze omosessuali, Pier Paolo Pasolini. Detti scritti , raccolti dopo la tragica morte dello scrittore e pubblicati con i titoli Scritti Corsari e Lettere Luterane.sono un'analisi spietata degli anni sessanta e settanta e delle utopie che portarono.
Ma anche una descrizione della miopia delle classi politiche italiane degli anni settanta, che non avevano capito la trasformazione della società italiana.
Alla fine degli anni cinquanta resisteva in Italia una società, rimpianta da Pasolini, che ancora era totalmente impermeabile alle suggestioni del capitalismo consumista, una società che come guardava con sospetto le vendite a rate, per ragioni etiche (se non hai i soldi per comprarti una cosa non la compri, specialmente se è un bene superfluo. Indebitarsi è una catastrofe!) avrebbe totalmente rifiutato quelle carte di credito, che sono più che altro delle carte di debito! Secondo Pasolini questa società, rimpianta ed elogiata in una recensione al libro Un Po' di Febbre di Sandro Penna che inizia con queste parole “ Che paese meraviglioso era l'Italia durante il periodo fascista e subito dopo!”1 , era così bella malgrado il Fascismo, secondo chi scrive questa nota il fascismo aveva saputo invece comprendere questa società nella sua essenza, ma continuiamo. Nel 1960 il governo Tambroni e la presidenza della repubblica erano espressione di quella società ed ancora volevano tutelarne i valori. Il MSI di Michelini voleva essere un partito conservatore post fascista ma fortemente sociale, tanto da non disdegnare di appoggiare assieme al PCI di allora la giunta democristiana Populista Milazzo alla regione Sicilia. Il tema dell'antifascismo era così poco sentito allora che Palmiro Togliatti difese questa operazione in Parlamento. Quindi come scrive Ignazi ne Il Polo Escluso a “ da parte democristiana pesa la lotta per il controllo del partito e, più particolarmente, il pericolo delle "avventure milazziane". La strategia delle correnti "aperturiste" nella DC punta in primo luogo al rinvigorimento dello spirito antifascista delle sinistre per tagliare l'erba sotto i piedi ad una ipotetica alleanza tra le ali estreme che, sulla base di progetti di rinascita nazionale conditi con abbondanti dosi di populismo, mini il sistema di potere democristiano; e in secondo luogo mira allo screditamento di quelle componenti democristiane che ricercano una intesa con la destra. Nulla di meglio, quindi, che favorire lo "scatenamento della piazza" per liberarsi, ad un tempo, di un alleato scomodo e degli oppositori interni al progetto del governo delle "convergenze parallele”2 e d'altra parte al PCI ed alle centrali sindacali cominciavano a farsi sentire la paura di essere scvalcati a sinistra dalla mobilitazione sociale degli operai e dei contadini che in quegli anni cominciava a far sentire i primi prodromi di quello che si sarebbe scatenato sette/otto anni più tardi, con gli scontrti di Avola e Battipaglia e l'”autunno caldo”. Per il PSI, che ebbe in Pertini il protagonista indiscusso di quella canagliesca operazione, voleva dire invece accelerare quell'operazione che portò il partito stesso al potere con il centrosinistra. Ma tutto questo non sarebbe potuto avvenire senza l'appoggio di quelle centrali economiche che ieri come oggi e come sempre hanno condizionato la politica USA. Se dette centrali non avessero considerato il centrosinistra come il miglior cavallo di Troia per la penetrazione della mentalità consumistica, una svolta autoritaria tipo Grecia dei Colonnelli, non sarebbe stata così fantascientifica in Italia e le magliette a strisce dei “camalli” genovesi si sarebbero tinte del rosso del loro sangue. Il fatto è che la classe politica conservatrice in Italia era quanto di più avversa, anche se inconsapevomente, a questo tipo di mentalità consumistica. La cesura fra le due società italiane si attua in un decennio e comincia POLITICAMENTE appunto a Genova nel 1960. La caduta dei regimi paternalistico-autoritari, impropriamente detti fascisti, in Europa si attuerà nei primi anni settanta quando dette centrali economiche considereranno mature le società civili greca, spagnola e portoghese per entrare nel gioco consumistico, e lo faranno con un'accelerazione maggiore di quella italiana. Così come l'accelerazione arà ancora maggiore nei paesi del blocco spovietico dopo il crollo del 1989.
Riprenderemo il discorso più tardi.
1 Pier Paolo Pasolini , Scritti Corsari ed. Garzanti gennaio 2002, Sandro Penna Un po' di febbre, pp. 143 e seguenti.
2 Pietro Ignazi op.cit. pp.94-95

lunedì 28 giugno 2010


si questo è il paese dove l'antisemitismo è reale, perchè dei semiti ( i palestinesi) possono essere affamati torturati umiliati e massacrati, dove fra elementi della stessa religione c'è discriminazione e razzismo..... questa poesia di Manuel Garcia Vino è una radiografia dello stato d'Israele “Il Profeta rivendica”: Ancora rimangono molti Palestinesi vivi, oh, figli di Sion. Così tanto tempo per scacciarli, umiliarli, imprigionarli, torturarli, ammazzarli, macellarli, eppure godono ancora del soffio della vita. Ancora rimangono molti Palestinesi vivi a vostro fianco. Non li vedete? Non li sentite? Pretendono di essere i padroni di questa terra, perché sono nati da coloro che rimasero tranquilli dopo che i calzari dell’aquila romana calpestarono le loro messi, i loro olivi, i loro negozi e gli allevamenti di colombe. Cosa state aspettando, figli di Sion? Non lo udite il comandamento di Yahvé? Sterminateli! Altrimenti, la furia dell’Eterno, grande e terribile, ricadrà su di voi. Su di voi, che conoscete, ve lo hanno insegnato fin da bambini, come i Palestinesi, donne, uomini e bambini non meritano di vivere nei vostri campi, nelle vostre città… Che si aspetta per sterminarli? Stanno profanando la vostra terra, questa terra gloriosa data a voi da dio Yahvé in eredità. Yahvé che, anche se non esiste, può sempre offrire molti campi, molte città, da Oriente ad Occidente, e sotto il mare, sopra le nuvole e ancora oltre l’orizzonte… Campi, un profluvio di latte e miele, che sono vostri, perché voi li avete rapinati, due volte li avete rapinati, come vi comandò Yahvé, per bocca del Profeta, benedetto sia Yahvé, il Santo dei Santi, anche se non esiste. Guardatevi in giro; osservate quella donna tranquilla, vicino al pozzo, sotto la palma. Porta un figlio nel suo ventre. Ne potete ammazzare due in un colpo solo. Trascinatela, estraetele le viscere, estraetele il figlio che sta aspettando e gettatelo ai maiali… Perché voi non mangiate maiale, però i maiali mangiano i bimbi palestinesi. E là, sul limitare opposto, un uomo con le mani vuote, perché il raccolto è vostro, il grano è vostro, e le spighe, e il frutto della vigna e dell’olivo. È famelico, un morto vivente, stroncato per sempre, che i suoi cenci non deturpino i pendii del sacro monte di Sion. Guardate, vedete ancora quel gruppo di bambini che gioca sulle sponde del Giordano, i loro piccoli piedi sguazzano negli acquitrini, fra i mirti e le piante odorose. Per non sporcarvi le mani, schiacciateli con i vostri carri da combattimento. Non abbiate timore per le pietre che vi lanciano, le pietre non fanno danno, se vengono tirate da mano innocente. Uomini, donne e bambini non sono uomini, donne e nemmeno bambini se sono palestinesi, oh, figli di Sion! Nemmeno il loro dolore è dolore, nemmeno le loro parole sono parole nemmeno i loro lamenti sono lamenti nemmeno il loro pianto è un pianto nemmeno le loro lacrime sono lacrime nemmeno la loro morte è morte… Sterminateli… Cancellateli dalla faccia di questa sacra terra. Obbedite! Ricordatevi della Legge di Mosé, il servo di Yahvé, dei precetti e dei comandamenti che vi sono stati dati dal Signore, il Santo dei Santi anche se non esiste, sul monte Horeb, per bocca del Profeta. Dovete obbedire, sterminateli, non sia mai che il fulmine immenso di Yahvé, grande e terribile, ricada su voi per dare a tutti voi e a tutta la vostra terra la maledizione
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sabato 26 giugno 2010

PATRIOTTISMO!


Devo fare alcune precisazioni biografiche. Il sottoscritto è nato in una famiglia piccolo medio borghese, con da parte materna i maschi che avevano fatto tutti gli ufficiali, ero cresciuto in un ambiente dove il patriottismo si respirava a pieni polmoni, dove il sottoscritto era orgoglioso e fiero dei propri parenti che avevano servito la PATRIA, ero abituato a chiamarla così non il Paese, così lo chiamava la nostra calsse politica corrotta come lo è sempre stata dal 1945 ai giorni nostri! il sottoscritto amava il tricolore, lo amava visceralmente, quell'unione cromatica di verde bianco e rosso alla vista gli dava piacere. ed aveva un'antipatia istintiva per tutti coloro che parlavano di "retorica patriottarda" di abolizione degli eserciti e delle frontiere, sia che fossero hippies o sessantottini poco puliti, sia che fossero ben pasciuti ed elegantemente snob intellettuali radical chic, o untuosi clericali. queste tre categorie unite solo dall'irritazione che provavano per il concetto di un'Italia unita e con una propria missione del mondo.
E se proprio debbo dirla tutta il sottoscritto non aveva un odio per i nemici passati o eventualmente futuri. Le letture di certi autori italiani e stranieri gli avevano insegnato a sentire " secondo il suo cuore" le persone che, qualunque fosse la loro nazionalità od il colore della pelle, avevano dato prova di essere attaccati a certi valori, quali il dovere verso la patria, i propri commilitoni, la propria parola insomma il senso del dovere ed il valore! Era questo sentimento di empatia, di vicinanza, di RISPETTO l'unico sentimento internazionalista, in un periodo di derisione e sbeffeggiamento degli ideali di cui sopra. L'avanzare degli anni di chi scrive non gli ha fatto diminuire la memoria, e ricorda vividamente certi comportamenti. Ho portato con orgoglio le bandiere tricolori alle manifestazioni, mi faceva piacere vedere che la fiamma del mio partito aveva quei tre colori, a Redipuglia e sul colle Sant'Elia durante una gita-pellegrinaggio ho sentito un groppo alla gola, da quelle tombe parlava la voce della Patria, (anche se non l'avrei mai confessato a me stesso,chissà perchè tendiamo a voler apparire cinici), lo stesso groppo in gola che, anni più tardi ho sentito mentre vestito in kaki, con il Garand con la baionetta inastata in una mano e l'altra alzata nel giuramento, sentivo la musica dell'inno del Piave. Premesso questo ora devo dire che sentire parlare di Patria dai politicanti italiani , sia quelli cosiddetti di centro destra che usano la parola Patria per coprire i propri meschini interessi economici, sia dai cosiddetti politici di sinistra, che la usano dopo averci sputato sopra insieme agli intellettuali borghesi,mi fa venire il vomito. Non devono permettersi di parlarmi di Patria coloro che la svendono, ( svendono il nostro popolo, la nostra terra,le nostre radici tutto ciò che concretizza il concetto di Patria!)agli gnomi della finanza ed agli imperialismi stranieri, e nemici del nostro futuro!Con la Lega fate come sempre i ladri di Pisa!NON OSATE PARLARMI DI PATRIA, CAPITO ! LA MIA PATRIA E QUELLO CHE VOI INTENDETE PER PATRIA SONO DUE COSE TOTALMENTE DIVERSE!

venerdì 18 giugno 2010


Seconda parte.

Ego : Alter, ieri c'eravamo lasciati, a metà di un discorso, abbastanza coinvolgente.
Alter : è così infatti Ego. Vorrei continuarlo se non ti spiace.
Ego : ben volentieri.
Alter : riprendiamo allora dall'esistenza della differenza fra le razze. Questo come sai è un argomento tabù.
Ego : non capisco il perchè, ma sia. La differenza fra le razze non presuppone necessariamente un discorso di superiorità o inferiorità fra le stesse, afferma che sono diverse, punto. Vedi nel 1974 il professor J.R.Baker dell'università di Oxford nel libro Race, Oxford Press, Oxford, stabilì che ci sono 21 parametri di misurazione della civiltà:
1.La tendenza a coprirsi il corpo
2.La tendenza ad essere puliti e ad eliminare i rifiuti..
3.La tendenza a mutilare il proprio corpo solo per ragioni mediche.
4.La conoscenza dell’edilizia.
5.Il vivere in città collegate da strade
6.L’agricoltura.
7.L’allevamento e l’addomesticamento degli animali.
8.L’uso dei metalli.
9.L’uso delle ruote.
10.L’uso del denaro come mezzo di scambio
11.L’ordinamento per leggi.
12.Le garanzie giuridiche per l’accusato
13.Il bandire la tortura come mezzo di investigazione o punizione
14.La condanna dell’antropofagia.
15.Religioni etiche e non grezza superstizione
16.L'uso della scrittura (non solo figure) per comunicare concetti.
17.Facilità dell’uso della matematica anche in campo astratto
18.L’uso del calendario
19.la tendenza ad istruire ed educare la gioventù.
20.l'apprezzamento delle belle arti in quanto tali.
21.Conoscenza e cultura aventi il loro fine in se stesse.
Quindi paragrafi che sono dati di fatto. Questi sintomi di civiltà sono tali secondo il nostro punto di vista, sia ben chiaro. Comunque stabilì che i bianchi, in quattro punti differenti Eufrate, India, Creta, ed Egitto ( alla faccia delle teste di glande che parlano di scopacammelli! ) avevano realizzato questi 21 parametri, come i mongolidi in Cina ed in Giappone, maya inca e aztechi metà di questi parametri, non avendo la metallurgia, l'uso della moneta, l'arco nell'architettura edile, la ruota come mezzo di locomozione, la scrittura. Africani neri e australoidi non realizzarono alcuni di questi criteri.
Alter: posso farti notare che dopo il Patriot Act riguardo il 12° 13° parametro ci sono state pericolose involuzioni?
Ego: certo. Ed io farei notare a Baker che il 13° parametro per i bianchi divenne un parametro di civilizzazione riguardo all'investigazione solamente dopo il 1700, e dopo metà del XX° secolo riguardo alla punizione. Almeno che non vogliamo considerare gentilezze la messa a morte per impiccagione, camera a gas, sedia elettrica, garrota o ghigliottina. Riguardo alla razza gialla “ supplizio cinese” è diventato un modo di dire per definire punizioni atroci. D'altronde purtroppo nell'ordinamento sia cinese sia europeo, era possibile la condanna del reo solo dopo la sua confessione il che implicava in certi casi doverla estorcere con le maniere forti. Ritornando all'argomento trattato dobbiamo dire che in effetti Isaac Asimov, da noi conosciuto come scrittore di Fantascienza, ma è anche uno scrittore scientifico nel suo Cronologia della scienza e delle scoperte ha stilato una classifica delle 1500 più importanti scoperte del genere umano, Dopo la posizione eretta, l'uso del fuoco per riscaldarsi e cucinare i cibi e l'uso di oggetti in selce, comuni al genere umano,il resto sarebbe stato inventato da gialli o da bianchi. Ed è innegabile che mentre per l'antichità ed i primi 13 secoli dopo Cristo, il primato tecnologico sia stato dei cinesi, e degli orientali in genere, da dal 1500 in poi l'innovazione tecnologica è passata in mano agli europei. I cinesi e le civiltà di ambito islamico hanno pagato il loro rifiuto della modernità ed il loro chiudersi al mondo.
Alter : caro Ego,e forse gli Europei gli orientali avrebbero fatto bene a non andarli a sfruculiare, come dicono a Napoli, il fatto che per esempio nella seconda metà del 1800 i giapponesi siano stati costretti da USA e russia ad aprirsi al mondo ha poi portato i Giapponesi a compiere balzi tecnologici in pochi decenni tanto che nel 1900 hanno potuto sconfiggere l'impero zarista anche grazie al rapido apprendimento delle tecniche e delle tecnologie europee, e nel 1941 a minacciare il mondo occidentale, e dopo la sconfitta militare gli anni 50 hanno visto il Giappone trasformarsi in un gigante economico.
Ego : esatto Alter, ma il corollario di questo studio e che Negri ed Aborigeni australiani, non abbiano costruito nessuna civiltà. Che come risulta dai test siano mediamente inferiori come intelligenza ai bianchi ed ai gialli, eccetera.
Alter : non ti vedo particolarmente convinto.
Ego : bah, penso di non essere completamente cretino, ma ho paura che in un test come quelli di Shuey, non sarei molto brillante.
Alter : in che senso?
Ego : nel senso che un test sul quoziente intellettivo si basa non solo sulle reazioni ma anche sui meccanismi di ragionamento.Siamo sicuri che questi test non siano strutturati sul modo di pensare dei bianchi e/o dei gialli, e che non abbiano africani ed australoidi diverse categorie di pensiero? Vedi un mio amico marxista, dopo essere stato in Africa, ritornò razzista e profondamente persuaso della superiorità della civiltà bianca su quelle colorate. Una volta che parlavo di sfruttamento intervenne dicendo che i negri non potevano essere sfruttati in quanto non lavoravano. Gli chiesi cosa volesse dire mi rispose che i neri e i colorati non avevano l'idea di economia di accumulazione, chiesi quale economia di accumulazione potesse avere chi per mangiare poteva avere frutti senza doverli coltivare. E poi se un'economia di accumulazione fosse effettivamente così essenziale.Secondo lui l'economia di accumulazione era alla base della “nostra splendida civiltà occidentale”.
Alter: devo pensare che non sei d'accordo. Ma cos'è l'economia di accumulazione?
Ego: l'economia di ccumulazione dovrebbe essere la tendenza ad accumulare beni ed a produrre ricchezza. L'accumulazione dei beni mediante il risparmio, potrebbe essere per proteggersi in vista di futuri cambiamenti di sorte oppure per lsciare qualcosa ai propri discendenti. Oppure per procurarsi maggiore prestigio e potere nel poprio clan, o comunità etc.
Alter: Insomma il risparmio.
Ego: non solo. Ma vedi se a qualcuno basta quel poco che riesce a procurarsi col lavoro giornaliero, o con il fatto che può nutrirsi dei frutti della terra senza coltivarli, e questo sa che è un reddito sicuro perchè deve accumulare? Il risparmio ha come causa primaria, l'esperienza di periodi di penuria di alimentazione e quindi il bisogno di fare scorte ma quando questo bisogno non c'è cade il presupposto, così in una situazione del genere cade anche il discorso della prole. I giovani giunti alla maturazione saranno in grado di procurarselo da soli. Solo in ambienti un po' più climaticamente ostili, si è dovuti arrivare alla scoperta della conservazione dei cibi eccetera. La nostra “splendida” civiltà occidentale, quella dei bianchi nasce da questo fattore.
Senti è tardi, direi di continuare questa conversazione la prossima volta.
Alter : va bene.

lunedì 14 giugno 2010

dialogo su alcuni aspetti della vita. prima parte



DIALOGO SDRAMMATIZZANTE SU ALCUNI ASPETTI DELLA VITA

Di Ettore Marano.

Ego:ciao, Alter! Come va? Quali nuove mi porti?
Alter : niente di nuovo Ego, se non le solite cose. Uhm si però qualcosa c'è, sto notando in me una certa insofferenza per il modo di affrontare da parte della società odierna certi argomenti, un conformismo stupido ed a volte insopportabile.
Ego : A cosa ti riferisci?
Alter: Bah il razzismo , l'antisemitismo, l'omofobia.
Ego: argomenti delicati direi, ed a volte pericolosi.
Alter: appunto per questo. Nessun argomento se trattato con buon senso deve essere tabù, non credi?
Ego : ovviamente.
Alter: quindi ovviamente concordi con me che gli argomenti ed i temi vadano trattati con ragionamenti e non con slogan, e chi invece li affronta con slogan o è cretino o intellettualmente disonesto?
Ego : non c'è il benchè minimo dubbio, anche se mi permetto di ricordarti che certi argomenti vadano trattati cum grano salis, perchè possono riaprire vecchie ferite.
Alter: e bene fai a ricordarmelo, Ego e di questo te ne sarò sempre grato e ti invito a farlo nuovamente e ad avvertirmiogni qualvolta dica qualcosa di inesatto. D'altronde è per questo che gli amici ci sono. Ora se non ti spiace cominciamo a parlare di un argomento : il razzismo, cosa ne pensi?
Ego: argomento che per non correre il pericolo di trattarlo a slogan, va affrontato con argomentazioni intelligenti , Alter.
Alter : concordo con te Ego, quindi non ti chiedo una risposta a slogan, secca, ma una risposta, articolata quanto vuoi, se a te non spiace.
Ego: Per me ci sono due modi di intendere il razzismo, uno il considerare che ci siano razze inferiori e credere la propria superiore, e quindi discriminare, sfruttare le altre. Questo è ovviamente una forma deteriore negativa. L'altra ammettere invece che ci sono razze e che sono diverse e che forse l'armonia consista appunto nel riconoscere le diversità.
Alter . Per alcuni solo il fatto che tu affermi che esistano delle razze fra l'umanità, è gia razzismo. Alcuni ti direbbero che esiste solo la razza umana.
Ego : e non sarebbe uno slogan, ma una colossale baggianata. L'umana non è una razza ma una specie. Tant'è vero che la differenza fra razza e specie sta nel fatto che fra specie gli incroci non sono fecondi, fra sottospecie ci possono essere incroci fecondi con figli sterili, fra razze inctoci con figli fertili. Tant'è vero che mulatti, meticci etc possono procreare.
Alter. Tu non credi che gli uomini siano tutti uguali?
Ego : Alter tu sei biondo hai gli occhi azzurri e misuri un metro e settanta, di corporatura logilinea, io sono un metro e ottanta ben messo per non dire corpulento, sono castano, per l'età tendente al grigio, secondo te si può dire che siamo uguali?
Alter : Ego, non cercare di prendere letteralmente le cose così è sleale.
Ego : no Alter così è farti imparare, a te e ad altri a porre meglio la domanda. La domanda che dovevi farmi era pensi che gli uomini abbiano uguali diritti?
Alter : appunto questo ti volevo chiedere.
Ego : hanno tutti il diritto alla sopravvivenza, alla dignità, il che comporta il diritto alla libertà se non ledono gli altri. Questo parlando degli individui. A riguardo , rifacendoci alla prima domanda, penso che se a un bambino, senza tutte le categorie che gli abbiamo messo noi adulti in testa, mostrandogli una stanza con africani, arabi, indios, asiatici e chiedendogli se nota delle differenze , direbbe di no?
Alter : chiaro che no. Ma.
Ego : ma un par di zeri, mio caro. E magari pur notando la differenza penserebbe che non ci sia nulla di male. Siamo noi, che tentando di evitare il pericolo della discriminazione neghiamo le diversità. Ed è così che nasce il razzismo mio caro, oltre che per altre ragioni. È il politicamente corretto nato in una società permeata dalla propria cattiva coscienza, in special modo quella anglosassone di oltre oceano, questo tipo di ipocrisia che per ovviare agli errori ed orrori commessi in passato, tenta di ergersi in cattedra e di fare la morale cercando bruscolini negli occhi altrui, magari urtandoli con le travi che sono nei propri. D'altronde come diceva Churchill, non ho nulla in contrario al fatto che gli Americani sentano ogni tanto il bisogno di fare il bidet alla propria coscienza, mi da però fastidio che vogliano fare berci l'acqua da loro usata.
Alter : ovvero?
Ego . Ovvero volere, dopo aver ammesso i propri errori e ( a parole!) essersene pentiti, fare anche la morale agli altri ed assurgere al rango di guide morali e di vessiliferi del bene. Condannare i genocidii, dopo esser stati i primi genocidi della storia moderna, distruggendo i nativi americani, accusare altri paesi di possedere e volere usare armi di distruzione di massa, essendo stati i primi ad avere usato per due volte sopra un nemico ormai prostrato le bombe atomiche. Parlando di voler portare la libertà e la democrazia essendo il paese dove la giustizia sociale è assolutamente un concetto privo di senso. Istituire un Tribunale Militare per condannare il nemico vinto, per crimini contro l'umanità...
Alter . Qui ti fermo perchè rischiamo di uscire fuori dal seminato; la guerra è uno degli altri argomenti che tratteremo. Ritorniamo al razzismo, allora pensi che gli individui abbiano pari diritti?
Ego : quelli fondamentali di cui ho parlato prima.
Alter : tu pensi che ci siano delle differenze fra le razze?
Ego : allo stesso modo che fra gli individui. Alter tu credi siamo fatti tutti allo stesso modo?
Alter . No, e aggiungo meno male!
Ego : giusto meno male, perchè saremmo un agglomerato di automi, se fosse dato il contrario. Ed allora perchè se ammettiamo tutti le differenze fra le persone non le ammettiamo fra quegli agglomerati di persone che sono i popoli, le etnie, le nazioni, le razze? Perchè non ammettiamo che esistono differenze fra i popoli come siamo disposti ad ammetterlo per i singoli individui?
Alter : Perchè ammetterlo potrebbe portare a discriminazioni razziali, a teorizzare la supremazia di un razza sull'altra, a dire che una razza è inferiore...
Ego : Questa è un'eredità del secolo dei lumi. Del cosiddetto progresso delle scienze, quando non bastava più la lettura mal digerita della Bibbia,, ecco che veniva usata la scienza, piegando certi risultati certi studi alle proprie cavolate, e passata la moda del razzismo piegare altri risultati per cavolate di segno opposto.
Alter: Ovvero?
Ego : Ovvero, dopo ricerche statistiche durate dagli inizi fino a metà del XX° secolo l'antropologo Shuey, stabilì che negli USA, i negri fossero mediamente meno intelligenti dei bianchi, mentre l'antropologo Boas stabiliva che tutte le cause di differenza fra bianchi e negri fossero dovute a problematiche ambientali.
La polemica si sviluppò con da una parte chi diceva che altre etnie avevano affrontato le stesse problematiche ma avevano avuto poi diversi risultati nei test QI ( quoziente intellettivo), dall'altra chi diceva che la maggiore criminalità fra gli afroamericani fosse dovuta all'ingiustizia della società bianca( sto notando che quando dico negri, fai una strana faccia Alter; per me negro non è un insulto bensi la definizione di un individuo proveniente od originario dell'Africa sub sahariana. Posso farti notare che negro non è l'equivalente di nigger, termine che non ha l'equivalente in italiano) ?
Alter : hai ragione ma penso lo stesso che sia qualcosa di sgradevole.
Ego : Penso che sia più sgradevole il fatto che siano sfruttati, o che siano ridotti alla fame ed obbligati a lasciare la terra in cui sono nati e che potrebbe sfamarli, se le risorse venissero equamente suddivise, non trovi? Credo che a costoro non importi come vengano chiamati, ma di sopravvivere. Ritornando all'argomento e scusandomi per le digressioni...
Alter : in una conversazione è così, ci devono essere anche interruzioni, cum grano salis e senza far perdere il filo...
Ego : In effetti è vero. Comunque al solito la verità stava nel mezzo. È ovvio che se tu nasci e cresci in un ambiente di miseria, in cui sei considerato come poco più di una bestia, dove ti dicono che comunque non arriverai a certi gradini perchè sei comunque predestinato dato il colore della tua pelle, ad occupare i gradini più bassi della società, o ti dai a vizi che ottundono il tuo ragionamento ed i tuoi migliori istinti, o sviluppi una rabbia un desiderio di rivalsa nei confronti della società che può esprimersi costruttivamente nel cercare di uscire fuori in un modo o nell'altro da quest'impasse o distruttivamente diventando un criminale violento. D'altro canto non si può negare il fatto che esistano differenze oggettive, ma questo non vuol dire che certe razze siano superiori o inferiori. Mi spiego meglio,tu sai Alter che io invidio la tua manualità cioè il sapertela cavare nei cosiddetti lavoretti di casa?
Alter : grazie Ego, ma a parte il fatto che anch'io invidio alcune tue doti , quali il saper cucinare, la tua cultura, delle mie capacità non ho alcun merito perchè son qualcosa di naturale in me.
Ego : come anche le mie capacità...non abbiamo alcuna difficoltà a farlo o se le abbiamo sono minime perchè ci piace farlo, perchè ci SIAMO PORTATI! Questo è il fatto come alcuni individui soino portati ad alcune attività così altri sono portati per altre e nessuno è inferiore all'altro, così vale per i popoli e le razze. Fra gli indigeni della Polinesia ci sono eccellenti notatori, eccellenti atleti fra gli africani sub sahariani, e questo è dovuto anche alle condizioni ambientali...le differenze esistono è un fatto. Che poi questo sia un fattore o meno di superiorità è un altro discorso.
Fine prima parte.